E' necessario realizzare un cordolo di sommità  di una copertura in legno su un edificio in muratura?

anonimo: Sono il direttore dei lavori di un edificio in muratura con tetto in legno massello in zona sismica 3. Il costruttore non vuole realizzare il cordolo in c.a. sulle murature in corrispondenza del tetto e vuole semplicemente appoggiare il tetto sulla muratura in assenza di dormiente o altri dispositivi, fissando le travi solo con malta cementizia. Cio a giustificazione del fatto che essendo il tetto in legno massello si "deve muovere" durante la sua vita. Si puo giustificare tale soluzione? O il cordolo é obbligatorio per legge così come il collegamento della struttura lignea alla muratura stessa?

ultimo aggiornamento
10.10.2014 (03.12.2008)
Nr.: 8252


Risposta team esperti Ing. Andrea Bernasconi:

Ci sembra assolutamente essenziale che la struttura sia concepita in modo corretto: quindi prima di discutere sugli aspetti formali e giuridici ci sembra sia essenziale occuparsi degli aspetti strutturali fondamentali. Occorre quindi ricordare che:

- il tetto deve essere comunque fissato e collegato alla struttura sottostante, in modo che tutte le forze necessarie a mantenere in equilibrio i carichi agenti sul tetto possano essere trasmesse alla struttura sottostante;

- il tetto in legno massiccio si "deve muovere" al massimo quanto gli è concesso di muoversi dalle leggi della meccanica, che definiscono di quanto si deformi una struttura sottoposta a sollecitazioni meccaniche: il movimento del tetto è quindi definito dalle deformazioni del sistema strutturale corrispondente.

La struttura sottostante, indipendentemente dal materiale da cui è costituita, deve riprendere tutte le forze provenienti dal tetto e trasmetterle alle fondazioni. In che modo le forze verticali siano introdotte nella pareti dell'edificio sottostante, non è rilevante ai fini della realizzazione di questo principio; deve pero poter essere dimostrato e verificato che queste forze possono essere introdotte nella struttura sottostante senza creare sollecitazioni troppo elevate localmente (introduzione della forza, collegamenti) o globalmente (sollecitazione della parete in muratura).

Una delle funzioni del cordolo è quella di assicurare questa trasmissione delle forze, quindi di congiungere le pareti con la copertura. Il cordolo in cemento armato puo essere estremamente utile in questo contesto, ma non deve essere sempre l'unica soluzione possibile. Dal tetto arrivano alla struttura sottostante anche forze orizzontali, dovute non solo al sisma, ma anche "soltanto" dal vento. Queste forze devono pure essere trasmesse, tramite connessioni adeguate, dalla struttura del tetto a quella in muratura. Una funzione del cordolo è quella fungere da elemento di collegamento fra la copertura e la struttura sottostante. Anche in questo caso il cordolo è estremamente utile. Ricordiamo che il cordolo ha anche la funzione di "centina" della struttura sottostante alla copertura, e deve cioè garantire la stabilità  delle pareti e trasmettere le forze che si manifestano perpendicolarmente alla parete su cui si trova verso le pareti parallele alla direzione di queste forze.

Il tetto "soltanto appoggiato",  citato nella domanda,è una definizione poco convincente dal punto di vista strutturale: le sole forze che possono essere trasmesse per contatto sono le forze perpendicolari alla superfici di contatto, in questo caso fra il cordolo e il tetto. Di regola questa superficie deve essere orizzontale, permettendo la trasmissione di forze verticali. Senza mezzi di collegamento adeguati fra il tetto e il cordolo, viene a mancare una funzione essenziale del cordolo stesso, e cioè quella di trasmettere le forze orizzontali fra la struttura sottostane e la copertura.

Aggiungiamo per completezza di informazione che abbiamo piö volte ripetuto che la presenza di non meglio definito resistenza da attrito fra gli elementi di legno e quelli in muratura non puo essere considerata, ragionevolmente, come una connessione strutturale - che per di piö non necessiterebbe di verifica alcuna. Il collegamento tramite "malta cementizia" non ci risulta essere un elemento strutturale, al di fuori del contesto del collegamento fra due blocchi di una parete in muratura. Teniamo a sottolineare, pur sembrando superfluo, che la "malta cementizia" non è un collegamento strutturale della costruzione in legno. In altri casi si è parlato di "annegamento nel calcestruzzo delle sezioni di legno", probabilmente definendo la medesima procedura. Se procedure simili sono state usate, magari anche con successo, per la realizzazione di strutture di dimensioni infime e di importanza strutturale altrettanto infima, cio non significa che si tratti di elementi strutturali ingegneristici e corrispondenti alle regole dell'arte. La sezione di legno massiccio tende, notoriamente, a variare le proprie dimensioni in funzione della variazione del contenuto in acqua del legno; non è possibile realizzare un collegamento solido e stabile, riempiendo di malta l'intercapedine fra legno e muratura, se questa intercapedine è soggetta a variazioni. Fatte queste essenziali premesse, si puo rispondere in modo riassuntivo ai quesiti posti, rimandando alle risposte correlate (si veda per esempio la risposta riportata al seguente link e quelle ad essa correlate). Sulla necessità  di collegamenti strutturali progettati e verificati secondo le regole derivanti dalla scienza delle costruzioni, e codificate nelle normative attuali, come pure sulla necessità  di tali collegamenti anche in caso di strutture lignee, che garantiscano la trasmissione tanto delle forze verticali come di quelle orizzontali, dalla copertura alle fondamenta attraverso la struttura dell'edificio, dovrebbe comunque esserci consenso unanime. Da parte nostra non ci sono dubbi sul fatto, che lo strutturista competente e responsabile della struttura debba dimostrare e verificare questo dato di fatto.


La mia domanda alla redazione...

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