Nel caso del rinforzo di un solaio ligneo con cappa in c.a. e connettori a 45° quali connettori in acciaio è meglio utilizzare

anonimo: Nel caso del rinforzo di un solaio ligneo con cappa in c.a. e connettori a 45° quali connettori in acciaio è meglio utilizzare? E' possibile ad esempio utilizzare viti autofilettanti da posare nel legno e successivamente procedere al getto della soletta in c.a.? Se sì, sono necessari accorgimenti particolari? E' possibile usare barre in B450C con preforo e resina?
Sempre nel caso di connettori a 45° fino a quale altezza di "vuoto" fra elemento ligneo e soletta in c.a. è possibile considerare una diminuzione di rigidezza trascurabile della connessione ed usare la teoria dell'elasticità lineare (teoria di Moehler) dell'EC5 (modificata per tener conto del "distacco")? Non mi riferisco al "vuoto" di 2-3 cm generato dalla presenza di assito o tavelle, ma dal "vuoto" maggiore che può generare l'orditura secondaria posata sull'orditura principale ovvero 8-10-12 cm.

ultimo aggiornamento
03.11.2016 (15.10.2016)
Nr.: 17683


Risposta team esperti Ing. Andrea Bernasconi:

Si tratta di sistemi che non sono codificati sotto forma di normative o simili, e quindi di soluzioni sviluppate dal progettista strutturale. Con un "vuoto" fra i due elementi resi strutturalmente solidali tramite connettori di oltre 10 cm, l'unico modo per ottenere una connessione rigida è quello di creare un traliccio a tutti gli effetti. Che si tratti di viti avvitate nel legno e in getto nel CA, o di aste filettate incollate nel legno e sempre in getto nel CA, la questione riguarda la rigidezza delle aste sottopose a compressione, e quindi a rischio di sbandamento locale. A nostro modo di vedere è indispensabile che anche in questo "vuoto" le aste metalliche siano completamente sostenute, e cioè all'interno di un elemento di legno e ben collegate con lo stesso. 

Una volta ottenuto ciò, è indispensabile che il traliccio che si forma sia privo di eccentricità, che comporterebbero una flessione nelle aste metalliche e quindi una deformabilità di tutto il sistema. A questo punto la sola cedevolezza del sistema di collegamento è data dalla deformabilità dell'ancoraggio delle aste metalliche nel legno. Ammettere a priori una sufficiente rigidezza - o anche una non sufficiente rigidezza - sarebbe scorretto, in quanto la rigidezza del collegamento deve essere messa in relazione alla rigidezza di tutto il sistema: la posizione del collegamento nella sezione e le dimensioni assolute del sistema hanno un effetto non trascurabile sul risultato. 

La conclusione della riflessione è la necessità di comunque dover valutare la rigidezza della connessione nel sistema specifico, per poterne descrivere l'effetto sul sistema completo e - se del caso - poterne trascurare gli effetti.

Ci permettiamo di aggiungere che il sistema composto da due componenti (travatura e cappa in c.a. collaborante tramite collegamenti metallici) è da ritenersi per principio corretto soltanto quando questi due elementi sono a contatto fra loro. Ammettendo uno spazio vuoto fra loro, si esce dal principio del sistema strutturale e si aggiunge un terzo elemento, di importanza e effetto capitale sul comportamento meccanico: non si tratta più di un semplice collegamento "a taglio". La risposta - e soluzione corretta - è e resta quella di togliere la struttura secondaria e di appoggiare la cappa in ca direttamente sulla trave di legno che si vuole rendere solidale con la cappa. Anche l'effetto di un pannello sottile deve essere accuratamente valutato secondo quanto in indicato. Gli "8, 10 o 12 cm di vuoto" creano una situazione anomala e particolare, che come tale deve essere specificamente analizzata.    


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