Posizionando sopra i travetti una perlina da 2 cm M/F e sopra un secondo assito grezzo sp. 2,5 cm posato a 45°, è dimostrabile la formazione di un piano rigido?

Fabrizio Bonfanti, PC (Costruttore tetti / Strutture in legno): Ci è stata commissionata una copertura in legno lamellare di un edificio colpito dal sisma dell'Emilia Romagna nel Comune di Cavezzo. Lo strutturista della committenza ci chiede se, posizionando sopra i travetti una perlina da 2 cm M/F e sopra essa un 2° assito grezzo sp. 2,5 cm posato a 45°, è dimostrabile (sulla base di normative o prove) la formazione di un piano rigido. Come posso dimostrarlo?

ultimo aggiornamento
07.08.2014 (11.06.2014)
Nr.: 15590


Risposta team esperti Ing. Andrea Bernasconi:

Occorre prima di tutto ricordare - come in questo servizio è già  stato ribadito in diverse occasioni - che con "piano rigido" non si fornisce nessuna definizione della prestazione di rigidezza di una lastra, o comunque di un elemento strutturale. Altrettanto indefinita e poco chiara è la descrizione di un piano "infintamente rigido"; in questo secondo caso, siamo soliti ricordare che un elemento strutturale puo essere definito come "infintamente rigido" soltanto in relazione ad una determinata situazione di progetto, nella quale le deformazioni dell'elemento in questione sono tanto piccole, da poter essere trascurate per la descrizione del comportamento meccanico degli altri elementi strutturali ad esso strutturalmente accoppiati.

La domanda si riferisce alla formazione di un setto orizzontale, cioè dal punto di vista strutturale di una lastra composta dalla travatura della copertura esistente, da una non meglio definita perlinatura ad essa ortogonale e da un pure non meglio definito assito grezzo disposto con un angolo di 45° rispetto a travatura e perlinatura. Questo tipo di costruzione contiene tutti gli elementi potenzialmente necessari e sufficienti a formare un traliccio strutturale nel piano della copertura, ottenendo quindi una rigidezza - oltre ad una resistenza - strutturale del setto portante così formato. La formazione di questo traliccio richiede il corretto comportamento strutturale sia dei componenti del traliccio, sia dei collegamenti che li uniscono nei nodi. Con i materiali indicati è probabile che i collegamenti siano realizzati tramite chiodatura, che dovrà  essere dimensionata in modo da poter trasmettere le forze in gioco e da poter assicurare una rigidezza sufficiente alla struttura. Dal punto di vista del progetto, una volta eseguito il dimensionamento degli elementi lignei e dei collegamenti è possibile determinare la rigidezza del traliccio e valutarne la prestazione in relazione alla funzione di irrigidimento della costruzione e del suo comportamento sismico.   

Ricordiamo che per poter costruire il traliccio appena descritto, è imperativo che tutti i suoi componenti siano realizzati come elementi strutturali: quindi sia le perline che il tavolato devono essere elementi di legno strutturale secondo le disposizioni vigenti, cioè essere classificati in una classe di resistenza, quale per esempio la C24 del legno massiccio di conifera. 

Fatte queste essenziali premesse, la risposta alla domanda è piuttosto semplice:

- la costruzione indicata puo essere costruita e dimensionata in modo da cerare una lastra, cioè un piano strutturale resistente e rigido alle forze agenti nel piano medesimo;

- non esistono norme che descrivano il "piano rigido", ma esiste il DM08 che contiene tutte le indicazioni per verificare e dimostrare la rigidezza della struttura risultante dall'effetto traliccio descritto sopra.


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