Potreste aiutarmi a quantificare il costo di una parete unica prefabbricata rispetto ad un assemblata in opera tenendo conto dei costi di produzione, trasporto, movimentazione ed assemblaggio in opera?

anonimo: Ho letto il documento "L'edificio in legno di grandi dimensione, gli aspetti strutturali" del Dr. Bernasconi il quale, per ragioni di robustezza conviene che l'elemento di parete debba realizzarsi come unico e non come collegamento di pannelli più piccoli (pag15). In termini strutturali concordo con quanto prescritto, ma in termini economici? Potreste aiutarmi a QUANTIFICARE PRELIMINARMENTE il costo di una parete unica prefabbricata rispetto ad un assemblata in opera tenendo conto dei costi di produzione, trasporto, movimentazione ed assemblaggio in opera. Non so dove sbattere la testa e spero che con la vostra esperienza sappiate indirizzarmi o almeno darmi degli ordini di grandezza come riferimento economico.

ultimo aggiornamento
19.06.2017 (03.05.2017)
Nr.: 18134


Risposta team esperti Ing. Andrea Bernasconi:

Le esigenze di robustezza non "dovrebbero", ma "devono" essere rispettate, in quanto sono parte integrante della sicurezza della struttura e della costruzione. Ridurle a un fattore economico è un po' come ammettere che un solaio su cui si percepiscono le deformazioni camminandoci sopra, o una copertura a rischio di crollo maggiore di quanto ammettano le regole di legge, possa esser considerata come un semplice fattore e oggetto di maggior costo. Apprezziamo che il nostro lettore concordi con le nostre affermazioni, quanto meno in ambito strutturale.

A livello di costo, diventa più difficile fare degli esempi. Una parete interrotta in più punti, che strutturalmente deve fungere da elemento monolitico per esigenze strutturali, dovrà essere provvista di collegamenti adatti a ristabilirne la continuità. In modo assoluto ciò è, semplicemente non possibile, e quindi non è possibile quantificarne il prezzo. Ogni tecnico con un minimo di dimestichezza con il legno sa che un collegamento strutturale - e quindi ogni interruzione di un elemento strutturale - comporta automaticamente la creazione di un punto debole e quindi un indebolimento della struttura nel suo insieme. In effetti è un principio che vale in modo assoluto, indipendentemente dal materiale con cui si sta lavorando; è strano e poco comprensibile - oltre che piuttosto preoccupante - che in alcuni ambiti si sia potuti arrivare a credere che aumentando il numero di collegamenti strutturali non si incida negativamente sulla prestazione strutturale nel suo insieme.

Ci si permette di aggiungere la riflessione seguente sull'efficacia di un elemento strutturale monolitico, rispetto ad uno realizzato mediante collegamento di più pezzi separati. La realizzazione di travi di copertura di dimensioni medio-grandi, come ad esempio travi con luce di 30 m, avviene di regola mediante l’utilizzo di elementi in un pezzo unico e non unendo diversi pezzi di lunghezza ridotta. Che effetto avrebbe su professionisti e non una trave di copertura con una luce di 30 m, realizzata unendo più pezzi con giunti strutturali in più punti? Probabilmente non dovrebbe essere in legno per far dubitare della procedura scelta e forse anche del progetto nel suo insieme.

Laddove le esigenze strutturali e costruttive (e non solo le verifiche numeriche di uno e un solo stato limite ultimo) non lo richiedono, è senza dubbio possibile lavorare con elementi di dimensioni anche molto ridotte e far valere i possibili vantaggi delle piccole dimensioni in ambito di trasporto e montaggio.

Ricordiamo che con tutta probabilità la disposizione di adeguati collegamenti che ripristinino e garantiscano l'effetto strutturale voluto, riunendo e ridando continuità a elementi di piccola dimensione, provocano costi che non sono trascurabili e che non possono essere visti come fonte di potenziale risparmio. Il costo della struttura non è infatti direttamente e soltanto dipendente dal costo di una parte del materiale.

Per concludere ci permettiamo di osservare che in caso di grandi strutture la dimensione dei singoli pannelli XLAM, o quanto meno la definizione dei margini di manovra in fase di progettazione esecutiva e di esecuzione deve essere definita accuratamente fin dalla prima concezione del progetto costruttivo e strutturale, perché la presenza anche di un solo elemento di dimensioni troppo grandi (come pure troppo piccole) può avere conseguenze molto importanti su tutto il processo di produzione (modifiche della struttura non trascurabili e alla peggio non possibili, trasporto e fornitura difficoltosi, tempistiche non rispettate, necessità di rivedere collegamenti e ancoraggi, mancanza dei mezzi di collegamento necessari, impossibilità di usare quello previsti, ecc.). 

Alla luce di quanto esposto ci permettiamo di affermare che le dimensioni dei singoli pannelli XLAM non sono probabilmente un elemento economico di rilievo, quanto meno non a livello di considerazione generale. Sul singolo progetto, e in particolar modo laddove le esigenze strutturali sono modeste se confrontate con le prestazioni strutturali del materiale, il discorso cambia, diventando di carattere puramente commerciale e esulando dai gradi progetti (o restando limitato a progetti strutturalmente modesti). In questo caso, occorre considerare tutti gli aspetti economici secondo il principio della costruzione di un puzzle o di un gioco a incastro, andando a riflettere se sia più conveniente lavorare con tanti piccoli elementi con pochi grandi.  


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