Quali essenze lignee si devono utilizzare per sostituire le traversine di un tracciato ferroviario?

anonimo: Su un tracciato ferroviario si deve realizzare una pista ciclabile che attraversa un corso d'acqua su un vecchio ponte ferroviario. Vorrei sostituire le traversine esistenti. Da "imprinting giovanile" so che una delle possibili essenze per questo utilizzo (uso strutturale in ambiente montano esposto) è il larice massiccio non trattato, che però ha problemi di stabilità dimensionale. Si può optare in alternativa, per aumentare la stabilità, per un lamellare di larice o un bilama/trilama della stessa essenza, ma temo che le colle utilizzate per l'assemblaggio possano essere eccessivamente sensibili all'esposizione per lungo tempo. Quale può essere una soluzione corretta? L'abete è una essenza indicata o quali possono essere le alternative? Se utilizzo un trilama, quali possono essere gli accorgimenti per evitare problemi con le colle?

ultimo aggiornamento
01.02.2017 (19.01.2017)
Nr.: 17889


Risposta team esperti Ing. Massimo Del Senno:

Da quanto scritto si desume che la linea in discorso è dismessa, per cui non è chiaro perché si debbano “sostituire” le traversine esistenti, anziché semplicemente eliminarle.

Premesso questo l’uso del larice per la realizzazione di traversine ferroviarie è ammesso per esercizi non pesanti, e generalmente non su massicciate (in appoggio su ponti, come nel caso in discussione). L’impiego del larice trova un limite non tanto nella sua “nervosità” (rapporto tra ritiro tangenziale e radiale 1,95 contro, p.e. 2,25 per specie del genere Quercus) o nell’instabilità dimensionale (ritiro tangenziale totale 8,2 %, mentre per le specie del genere Quercus questo parametro è dell’ordine del 9,7%) (Si è riportato il confronto col genere Quercus perché e da specie di questo genere che tradizionalmente in Europa si ricavavano traversine, e che ancora si impiegano per le traversine negli scambi), il problema è invece la non resistenza agli attacchi fungini (classe 3-4, da moderatamente a poco durabile) che associata alla non impregnabilità (classe 4) lo rende adatto ad applicazioni esterne non a contatto col suolo (riferimenti CIRAD, UNI EN 350-02, EN 335-1: ). Se le condizioni di servizio soddisfano questi criteri si può utilizzare questa specie.

 

 


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