Quali specie utilizzare nelle aree tropicali? E quali trattamenti applicare contro gli insetti?

leandro piccinini, MO (Impresa edile: sistemi costruttivi a secco): Salve,
volevo sapere se ci sono legni più o meno indicati per la costruzione di un edificio massiccio, tipo piccolo condominio, nelle aree tropicali (Messico) e se ci sono dei trattamenti per eventuali insetti o animali dannosi per le strutture. Grazie

ultimo aggiornamento
10.07.2015 (11.05.2015)
Nr.: 16359


Risposta team esperti Ing. Massimo Del Senno:

I manufatti in legno sono esposti DOVUNQUE ad attacchi biotici, ma condizioni climatiche come quelle tropicali possono essere maggiormente favorevoli ad attacchi fungini (per l’elevata probabilità di umidità di equilibrio superiori al 20 %) e di insetti (data la numerosità delle specie presenti) in particolare di termiti SOTTERRANEE. 

Le specie da utilizzare devono quindi essere o naturalmente resistenti a questi attacchi o suscettibili di trattamenti che conferiscano questa resistenza.

In particolare per le parti a contatto col suolo o in prossimità di esso le termiti sotterranee costituiscono quasi sicuramente il maggior fattore di rischio: nidificano nel suolo e da qui attraverso tunnel o, se necessario in veri e propri camminamenti coperti, raggiungono il materiale di cui si nutrono.

Contro un attacco di termiti in atto si agisce da una parte eliminando le cause di umidità che forniscono alle specie sotterranee le condizioni adatte a espandere la colonia, dall’altro, per tutte le specie, con fumigazioni.

Bisogna tenere presente che da una parte le specie sotterranee possono ancora trovare l’acqua nel suolo, dall’altra la disinfestazione dei manufatti attaccati non porta alla distruzione della colonia, dato che il nido è nel terreno.

Per queste specie la difesa preventiva consiste, oltre che nella citata eliminazione delle fonti di umidità nell’eliminazione di tutto ciò che può costituire una via di accesso o una fonte di alimento cellulosico (legna da ardere, vecchi mobili, libri e carte abbandonati nelle cantine ecc.).

Un metodo promettente è quello che prevede l’uso di ormoni inibitori della chitinizzazione: gli individui che ingeriscono esche contenenti questi prodotti non solo muoiono alla prima muta successiva all’ingestione, ma rigurgitando il cibo per gli altri membri della colonia trasmettono ad essi l’ormone stesso.

Il trattamento preventivo dei manufatti si basa sulla creazione di una barriera chimica e/o meccanica per isolarli completamente dal suolo, oltre che sull’uso di specie naturalmente resistenti (solo poche specie tropicali ad alta densità si sono dimostrate tali) o sul trattamento del legname con insetticidi di provata efficacia.

Tra le misure preventive contro le termiti sotterranee viene adottato anche il trattamento del terreno circostante le strutture con insetticidi.

Le termiti del legno secco che installano la colonia nel materiale di cui si nutrono possono essere completamente eliminate da un manufatto coi processi citati in precedenza, ma gli alati possono insediarsi direttamente sul legno (se questo non è stato adeguatamente trattato), mentre le termiti sotterranee, contro cui sono concepite le misure di segregazione della struttura, nidificano nel suolo e l’eliminazione delle colonie è difficile, se non impossibile.

Oltre al ricorso a trattamenti con biocidi è fondamentale l’adozione di tecniche costruttive adeguate che rendano meno probabile lo stabilirsi di umidità adatte alla proliferazione dei funghi; per quanto riguarda le termiti sotterranee è necessaria la citata segregazione del manufatto dal terreno nei modi accennati.

Nel prospetto 2 della Norma UNI EN 350 – 02 “Durabilità del legno e dei prodotti a base di legno - Durabilità naturale del legno massiccio. Guida alla durabilità naturale e trattabilità di specie legnose scelte di importanza in Europa” sono riportati, per le specie (molte) elencate i valori della durabilità, della resistenza agli attacchi di anobidi e cerambicidi, nonchè, specificamente di termiti.


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